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Una birra piccola al giorno può aiutare a preservare il colesterolo “buono” (Hdl) nel tempo.

Questo il messaggio che arriva dai risultati di uno studio americano, della Pennsylvania State University, condotto in Cina e presentato da Shue Huang alle American Heart Association’s Scientific Sessions 2016. Secondo i risultati dello studio, infatti, un consumo moderato di alcol, in particolare birra, può rallentare il declino del colesterolo ‘buono'(Hdl) con benefici per la salute, come la possibile prevenzione di problemi cardiovascolari anche gravi.

Gli studiosi hanno preso in esame 80mila adulti cinesi, considerando il consumo di alcol riferito e i livelli di colesterolo “buono” per più di sei anni. I livelli risultavano diminuiti in tutti i partecipanti allo studio, ma in coloro che facevano un consumo moderato di alcol (uomini che bevevano una o due unità di alcol al giorno e donne che ne consumavano mezza al giorno) la diminuzione era più lenta.

I ricercatori hanno quindi esaminato se i benefici dipendessero dal tipo di alcol consumato. Hanno trovato livelli di colesterolo “buono” Hdl diminuivano più lentamente con un consumo moderato di birra e in parte anche con i liquori.

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Ma sono tanti i benefici per la salute contenuti nelle nocciole, un alimento ricco di acido folico e vitamina E. Fonte di acido e minerali come rame e manganese, co-fattori essenziali per molti enzimi anti-ossidanti, magnesio e fosforo. I livelli di assunzione di riferimento di nutrienti (Larn) suggeriscono circa 15 nocciole al giorno.

Alimento ricco in acido folico, preziosa vitamina del gruppo B che contribuisce al mantenimento delle normali funzioni cognitive, alla riduzione del senso di stanchezza e di fatica, oltre a esercitare effetti benefici sul metabolismo cellulare. Eccellente fonte di vitamina E, potente antiossidante che aiuta a proteggere le cellule dallo stress ossidativo. Ed anche fonte di acido oleico e linoleico, acidi grassi importanti per il nostro organismo, e di minerali come rame e manganese, co-fattori essenziali per molti enzimi anti-ossidanti, magnesio e fosforo vitali per la salute delle ossa.

È questo il biglietto da visita della nocciola, un “pregiato” componente della famiglia della frutta secca in guscio che, oltre ad essere un’ottima fonte energetica, è in grado di modulare l’appetito: studi scientifici hanno infatti dimostrato che grazie al suo effetto saziante, un consumo regolare, giornaliero di frutta secca a guscio può aiutare a regolare il desiderio di mangiare. Come se non bastasse le nocciole sono anche un toccasana per la salute: un consumo di 30g al giorno di nocciole, come parte di una dieta bilanciata e uno stile di vita sano, può contribuire a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari.

“La nocciola è un alimento complesso e tra la frutta secca, è uno di quelli che mostra un miglior profilo nutrizionale – ha spiegato Daniele del Rio, Professore Associato di Alimentazione e Nutrizione Umana, Università degli Studi di Parma – contiene lipidi dal profilo ideale, con una nettissima prevalenza di acido oleico, lo stesso che caratterizza l’olio di oliva, proteine di buona qualità e ben digeribili, minerali e vitamine liposolubili preziose sia per la protezione dei lipidi presenti nel frutto che per la protezione dei lipidi presenti nel consumatore”.

Non è finita qui. Se tutti questi preziosi componenti possono essere apportati dal frutto, non bisogna dimenticare la cuticola della nocciola, ossia quel sottile strato esterno al frutto che da sempre si è pensato fosse utile solo alla sua protezione fisica e chimica. Ma così non è perché anche la cuticola della nocciola contiene elementi preziosi. “Come per la vitamina E, che protegge i lipidi del frutto e quelli di chi il frutto lo consuma, sembra che anche i componenti, questa volta non nutrienti, della cuticola possano anch’essi avere questa doppia funzione – ha aggiunto del Rio – la cuticola di nocciola, infatti, è ricca in composti polifenolici, molecole di cui tanto si parla anche nel mondo della divulgazione scientifica, per via della loro presenza in alimenti che, nell’immaginario collettivo (e, a quanto pare, anche nella vita vera), sono associati al miglioramento dello stato di salute e alla prevenzione delle malattie croniche”.

E la notizia incredibile, ha aggiunto l’esperto, è che il profilo di questi composti nella cuticola di nocciola è molto simile a quello che caratterizza prodotti come il vino rosso, il cacao (e il cioccolato extra-fondente) e il the. “I polifenoli che rendono questi prodotti particolari – ha spiegato del Rio – si chiamano flavanoli e possono variare in dimensione e struttura, sia pur mantenendo una certa costanza dal punto di vista della formula chimica. Da ricerche molto recenti è emerso che il consumo di questi composti attraverso una dieta varia ed equilibrata sembra migliorare numerose funzioni fisiologiche, soprattutto nelle sfere del sistema cardiovascolare e dell’area cognitiva.

Le nocciole inoltre – ha concluso – possono accompagnare le nostre ricette anche semplicemente aggiungendole tritate grossolanamente nelle insalate, oppure possono essere un ottimo spuntino o un’ottima merenda”.


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Un nuovo caso di meningite in Toscana: una ragazza di vent’anni di Cecina è stata ricoverata con un’infezione da meningococco C. L’assessore al diritto alla Salute dela Regione Toscana Stefania Saccardi rinnova il suo appello in favore della vaccinazione da meningite. “Il vaccino – afferma Saccardi – è l’unico strumento sicuro contro il rischio di contagio”.

“La meningite – ha affermato l’assessore al diritto alla Salute della Regione Toscana Stefania Saccardi – continua a colpire nella nostra regione. Ieri una ragazza di vent’anni di Cecina è stata ricoverata all’ospedale di Livorno con un’infezione da meningococco C. Questa ragazza non era vaccinata. Io rinnovo ancora una volta il mio appello a fare il vaccino. Io stessa l’ho fatto l’anno scorso, e invito quanti rientrano nelle categorie per le quali il vaccino è indicato, a vaccinarsi, dal proprio medico curante o negli ambulatori della Asl”.

“Il vaccino – prosegue Saccardi – è l’unico strumento sicuro contro il rischio di contagio. Ci sono stati, è vero, casi di persone vaccinate, che hanno contratto lo stesso l’infezione. Questo non deve però allontanare dal vaccino, che in quei casi è servito comunque ad attenuare molto la gravità della malattia. Voglio ricordare che la Regione ha prolungato la campagna straordinaria di vaccinazione contro il meningococco C fino al 31 marzo 2017”.

Dall’inizio del 2015 ad oggi, in Toscana sono 56 i casi di meningite da meningococco C: 31 nel 2015, 25 nel 2016 Nel 2015, i casi di meningite notificati sono stati complessivamente 38: 31 da meningococco C, 6 B, uno W, uno non noto. Nel 2016, ad oggi i casi notificati sono 34: 25 di ceppo C, 6 B, 1 W, 1 X, uno non tipizzabile. Nel 2015 sono decedute 7 persone: 6 che avevano contratto il ceppo C e 1 per il ceppo B. Nel 2016 sono decedute 5 persone, tutte per il ceppo C.

Dall’inizio della campagna vaccinale straordinaria (fine aprile 2015) al 31 ottobre 2016, sono state somministrate in totale 717.457 vaccinazioni: 194.958 nella fascia di età 11-20 anni; 326.643 nella fascia 20-45; 195.856 dai 45 anni in su.

Al 31 ottobre, risulta che abbia aderito il 77% dei pediatri di famiglia e l’85% dei medici di medicina generale. Per quanto riguarda i nuovi nati (che non rientrano nella campagna straordinaria di vaccinazione), a 24 mesi di età (quindi nati nel 2013) risulta una copertura del 91%.


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Eccesso di prescrizione, pazienti che non finiscono la terapia prescritta, uso eccessivo negli allevamenti, scarso controllo delle infezioni negli ospedali, mancanza di igiene e di nuovi antibiotici in sviluppo: sono queste le cause che portano allo sviluppo di batteri resistenti agli antibiotici.

A ricordarlo è l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in occasione della Settimana mondiale di informazione sugli antibiotici (World Antibiotic Awareness Week), che si svolge dal 14 al 20 novembre. La campagna mondiale ha come slogan “Antibiotics: Handle With Care” (Antibiotici: maneggiare con cura!), per sottolineare quanto questi farmaci siano una risorsa preziosa da utilizzare per il trattamento delle infezioni batteriche solo quando prescritti da un medico o, nel caso di salute animale, da un veterinario. In Europa ci sarà un focus particolare il 18 novembre, con la Giornata europea degli antibiotici organizzata dall’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) per sensibilizzare sulla minaccia rappresentata dalla resistenza agli antibiotici, nonché sull’uso prudente degli antibiotici stessi.

Nel Vecchio Continente 1/6 della popolazione non sa che gli antibiotici perdono efficacia se maneggiati in modo improprio

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Il sistema immunitario ci difende dalle aggressioni dei batteri e dei virus che in questo periodo cominciano ad attaccarci proprio in seguito al cambio del clima: può essere aiutato e stimolato per poter svolgere meglio la sua funzione, soprattutto nella stagione fredda.
Anche l’alimentazione ha un ruolo importante e assumere cibi ricchi di vitamine come frutta e verdura aiutano sicuramente il nostro organismo a difendersi.
Ci sono però anche molti integratori che stimolano il sistema immunitario in modo di proteggerci al meglio dalle malattie, soprattutto infettive: possiamo permetterci di scegliere quelli più adatti alle nostre esigenze e caratteristiche.
La fitoterapia, quindi l’utilizzo delle piante con azione farmacologica, ci propone per esempio la Rosa Canina, fonte naturale di vitamina C; oppure la Papaya, che rappresenta un’ottima fonte di principi antiossidanti che proteggono le cellule dai radicali liberi e quindi dall’invecchiamento e dalla degenerazione; non ultima l’Echinacea, indicata come immunostimolante e antinfiammatorio.
Nuove teorie per la stimolazione immunitaria vedono l’utilizzo di fermenti lattici associati a Vitamina C oppure a Echinacea: i fermenti lattici e in particolare i probiotici, infatti, sono fondamentali per il ripristino del sistema immunitario. L’intestino gioca un ruolo importantissimo nella formazione di una reale linea di difesa contro le influenze esterne, svolta dalla microflora e dal sistema immunitario intestinale.
Un altro importante aiuto può venire dall’omeopatia, che suggerisce vaccini o modulatori del sistema immunitario con particolari caratteristiche e attività.
I mezzi per aiutarci a trascorrere un INVERNO SANO E ATTIVO sono molti: ti aspettiamo in farmacia per scegliere insieme quello più adatto a te!!!


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E’ partita ufficialmente la stagione dell’influenza: oltre 120mila (127.500) i casi stimati finora in Italia da metà ottobre secondo l’ultimo bollettino settimanale Influnet, elaborato dall’Istituto Superiore di Sanità.

Quarantottomila i casi registrati nell’ultima settimana presa in esame per il monitoraggio, quella dal 31 ottobre al 6 novembre, con i bimbi e ragazzi come fascia più colpita. A questi sono da aggiungere altri 100mila casi a settimana che riguardano le sindromi para-influenzali, causate dai cosiddetti virus “cugini”, ce ne sono 262 tipi. «I sintomi sono gli stessi, è come se fosse un’influenza più lieve, e a volte si manifestano con forme gastro-intestinali, che colpiscono cioè lo stomaco e l’intestino» spiega il virologo e ricercatore del Dipartimento scienze biomediche per la salute dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi.

«Considerato che la stagione influenzale è attesa come più pesante rispetto al solito, è importante vaccinarsi. Questo è il momento giusto. La vaccinazione è un’opportunità per tutti e diventa una raccomandazione importante per i soggetti a rischio (anziani e in genere persone di tutte le età con problemi cardiaci e respiratori cronici)» evidenzia Pregliasco «è consigliata anche alle donne in gravidanza, posponendo magari il primo trimestre, per essere sereni rispetto ad eventuali complicanze che poi si può essere portati ad attribuire al vaccino, non perché ci sia una correlazione effettiva tra le due cose. Anche i bimbi molto piccoli possono essere vaccinati, dai sei mesi in poi sentendo il pediatra».

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I fermenti lattici potrebbero divenire un’arma preziosa per contrastare la progressione del deficit cognitivo causato dalla malattia di Alzheimer: una sperimentazione clinica su 52 pazienti con morbo di Alzheimer ha dimostrato che i fermenti lattici possono migliorare le funzioni cognitive dei pazienti in 12 settimane con effetti moderati ma significativi.

Pubblicata sulla rivista Frontiers in Aging Neuroscience, la ricerca è stata condotta in doppio cieco (pazienti divisi in gruppo placebo e gruppo trattato e non al corrente di cosa assumevano come pure gli sperimentatori) presso la Università Kashan, e la Islamic Azad University di Tehran e si tratta di una “prima assoluta” sull’uomo. In passato numerosi studi su animali hanno dimostrato che i probiotici (i fermenti) migliorano l’umore, combattono depressione e disturbo ossessivo compulsivo e migliorano capacità di apprendimento e memoria. Tanto che si è cominciato a parlare di asse flora batterica intestinale-cervello proprio per intendere l’influenza che i batteri intestinali hanno sulla salute e funzionalità del cervello.

In questo lavoro 52 pazienti con Alzheimer hanno assunto o 200 ml di latte al dì arricchito con quattro fermenti (Lactobacillus acidophilus, L. casei, L. fermentum, Bifidobacterium bifidum), o latte normale. Le capacità cognitive dei pazienti sono state testate con una batteria di test ad hoc (un esame classico in uso clinico per misurare le funzioni cognitive dei malati di Alzheimer) sia all’inizio dello studio, sia dopo 12 settimane di “terapia” con i fermenti.

Ebbene, è emerso che il punteggio (sulla scala usata per misurare le funzioni cognitive) è aumentato per i pazienti che hanno assunto probiotici, mentre nello stesso arco di tempo il gruppo di controllo che ha bevuto solo latte ha perso punti sulla stessa scala. L’effetto è quantitativamente moderato ma significativo. I ricercatori continueranno lo studio coinvolgendo un maggior numero di pazienti.

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Nel pomeriggio, dalle ore 16,00 alle ore 20,00, sarà presente un’esperta estetista che, oltre a truccare gratuitamente, potrà suggerire tecniche e segreti per un make-up strepitoso.

Nell’occasione, sarà riservato un particolare sconto sull’acquisto dei prodotti per il trucco delle Linee La Roche Posay, Vichy, EuPhidra (non cumulabile con altre promozioni in corso).

Prenota la tua seduta trucco gratuita, rivolgendoti alla responsabile del Reparto DermoCosmetico, la dott.ssa Valentina.


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Pubblicati dall’Organizzazione internazionale nuovi dati sul consumo degli antibiotici. “Occorre diminuire l’uso inadeguato. Un trattamento su un paziente infettato da batteri resistenti può costare fino a 40 mila dollari”. In media nei Paesi Ocse si consumano 20,5 dosi di antibiotico per 1.000 abitanti. In Italia sono 27,8.

“L’antibiotico resistenza pone un onere significativo sui sistemi sanitari e bilanci nazionali. Gli ospedali spendono, in media, tra i 10.000 e i 40.000 dollari per il trattamento di un paziente infettato da batteri resistenti. I costi sociali possono essere alti come i costi sanitari, a causa della perdita di produttività e di reddito. È tutto ciò è preoccupante perché stiamo andando verso una ‘era post-antibiotica’, dove le infezioni comuni possono diventare, ancora una volta, fatali”. A rinnovare l’allarme è l’Ocse che ha pubblicato un nuovo report sul tema con i dati aggiornati al 2014.

Negli ultimi 10 anni il consumo è cresciuto in media nei Paesi Ocse del 4%, arrivando fino alla media di 20,5 dosi ogni 1.000 abitanti. Il Paese che ne consuma di più è la Turchia (41 dosi ogni 1.000 abitanti), seguita dalla Grecia (34), Corea (31,7), Francia (29), Belgio (28,4) e Italia (27,8). Lo stato che ne consuma di meno è invece il Cile (9,4 dosi) e i Paesi Bassi (10,6). Da notare come in Italia negli ultimi 10 anni l’uso degli antibiotici sia cresciuto del 6%.

Antibiotico resistenza in crescita.
In generale l’aumento dell’uso degli antibiotici che si sta registrando influenza anche l’andamento dei livelli di resistenza agli antibiotici che è cresciuta in media del 5% attestandosi nei Paesi al 15%. Un fenomeno globale, se è vero che tra il 2005 e il 2014 la prevalenza di antibiotico resistenza è aumentata in 23 paesi su 26 mappati.
E in questa graduatoria l’Italia è il terzo paese con la più alta percentuale di antibiotico resistenza (33-34% nel 2014, raddopiata dal 2005 quando era al 16-17%). Peggio di noi solo Paesi come la Grecia e la Turchia che come abbiamo visto hanno consumi ancora più elevati dei nostri.
 

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