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L’adagio che troppa TV fa male vale anche quando si superano i 50 anni, e non solo per i bambini.

Lo ribadisce uno studio della George Mason University pubblicato dal Journal of Gerontology, secondo cui gli adulti che guardano più di cinque ore al giorno di TV hanno un rischio molto alto di avere problemi di mobilità negli otto anni successivi.

I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 134mila persone tra i 50 e i 71 anni, verificandone le abitudini sull’esercizio fisico. Tutti i partecipanti erano sani all’inizio dello studio, e sono stati seguiti per circa otto anni. «I partecipanti che guardavano la tv per cinque o più ore al giorno avevano un rischio maggiore del 65% di avere una disabilità motoria al termine dello studio» scrivono gli autori «e questo indipendentemente dal livello totale di attività fisica o di altri fattori di rischio conosciuti per questo tipo di problema».

Il maggior rischio riguarda tutti i “binge watchers”, ma in maniera particolare quelli che hanno un livello di attività fisica molto basso, meno di tre ore a settimana.

ANSA


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Un sonno regolare e una contenuta esposizione a schermi televisivi consente ai bambini in età prescolare di gestire meglio le emozioni e di non sviluppare obesità nell’età adolescenziale. Si tratta di due fattori indipendenti tra loro, ma entrambi correlati all’incremento di peso osservato a 11 anni di età.

I bambini che vanno a letto sempre alla stessa ora e passano poco tempo davanti agli schermi di tv, tablet e computer hanno minori probabilità di diventare obesi rispetto ai loro coetanei più “trasgressivi”. L’evidenza emerge da un ampio studio britannico che ha preso in considerazione più di 10 mila bambini in età prescolare. “Abbiamo riscontrato che i bambini di tre anni  che si coricavano regolarmente, avevano orari fissi per i pasti e trascorrevano poco tempo davanti a uno schermo, avevano maggiori chance di gestire bene le emozioni”, dice Sarah Anderson, della Ohio State University di Columbus, autrice principale dello studio”.

Sia la mancanza di un orario di coricamento regolare, sia una scarsa capacità di controllo emotivo aumentavano il rischio di sviluppare obesità”, aggiunge Anderson. “Questi due fattori, però, risultavano indipendenti; il legame tra orario di coricamento e obesità non poteva essere spiegato dall’incapacità di un bambino di controllare le sue emozioni”.

Lo studio
I ricercatori hanno analizzato dati relativi a 10.955 bambini nati nel Regno Unito dal 2000 al 2002, raccogliendo informazioni da parte dei genitori sulle routine familiari, comportamento dei bambini all’età di tre anni e misura del peso e dell’altezza a 11 anni. A 11 anni, circa il 6% dei piccoli era obeso. A tre anni il 41% dei soggetti andava a letto sempre alla stessa ora, il 47% mangiava sempre allo stesso orario e il 23% non guardava più di un’ora di televisione o video al giorno. Tutto ciò si correlava a una migliore regolazione emotiva. Su una scala che prevedeva massimo cinque punti, i piccoli in età prescolare presentavano un controllo delle emozioni pari a due ,e ogni calo di un punto all’età di tre anni era associato al 38% in più delle probabilità di obesità a 11 anni. Allo stesso tempo, orari di coricamento non regolari a tre anni risultavano indipendentemente associati all’87% in più delle probabilità di obesità a 11 anni. Meno di un bambino su dieci aveva orari dei pasti irregolari e chi presentava una solida routine in questo senso aveva più probabilità di andare a letto sempre alla stessa ora.

Fonte: International Journal of Obesity 2017


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Tv accesa e pasti non preparati a casa. Un binomio da evitare se si vuole mantenere la linea.

Gli adulti che non guardano la tv durante i pasti e mangiano cibo per lo più cucinato in casa, hanno molte meno probabilità di altri di essere obesi. La conferma arriva da un recente studio condotto negli USA. Già diversi studi avevano messo in evidenza come il consumo dei pasti in famiglia siano correlati a un rischio minore di obesità. I 12.000 partecipanti a quest’ultimo studio, tutti residenti in Ohio, hanno fatto registrare l’importanza di un altro aspetto nella riduzione rischio di obesità, a prescindere dalla consumazione o meno del pasto in famiglia: la televisione spenta.

Il team di ricerca ha analizzato i dati di 12.842 adulti che avevano consumato almeno un pasto in famiglia la settimana precedente lo studio. Circa un terzo aveva un indice di massa corporea di 30 o più. I partecipanti hanno poi risposto a domande sulle loro abitudini: quanto spesso consumassero i pasti a casa con la propria famiglia, quanto spesso guardassero la tv durante i pasti e se i pasti stessi fossero stati preparati in casa. Nel complesso, il 52% degli intervistati aveva mangiato pasti in famiglia per sei o sette giorni alla settimana, il 35% lo aveva fatto un giorno sì e uno no e il 13% solo uno o due giorni.

Circa un terzo degli adulti aveva guardato la tv durante la maggior parte dei pasti in famiglia, mentre un altro 36% non lo aveva fatto. Per il 62% degli adulti tutti i pasti consumati in famiglia erano cucinati in casa. I ricercatori hanno rilevato che il numero di pasti consumati con la loro famiglia non era correlato alla probabilità di essere obesi.

Gli adulti che cucinavano e consumavano in casa tutti i loro pasti avevano tuttavia il 26% di probabilità in meno di essere obesi rispetto a chi faceva diversamente.

Le persone che guardavano la televisione durante i pasti presentavano una probabilità inferiore del 37%  di essere obesi rispetto a quelli che guardavano sempre la TV.


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