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La felicità è nel piatto: uno studio su oltre 45 mila individui dimostra che il benessere individuale cresce all’aumentare delle porzioni di frutta e verdura consumate ogni giorno.

Condotto presso le University of Leeds, e University of York in Gran Bretagna, lo studio è stato pubblicato sulla rivista Social Science and Medicine.

Gli esperti hanno analizzato il vasto campione su diversi fronti, tra cui dieta, stili di vita, comportamenti e condizioni di salute. È emerso che il grado di benessere individuale cresce proporzionalmente alla quantità e alla frequenza di consumo di frutta e verdura.

Lo studio ha rivelato che la soddisfazione della propria vita migliora enormemente se si raddoppia il consumo dalle 5 porzioni consigliate alle 10 (un miglioramento equivalente a quello che si stima ottenibile dal passaggio da una condizione di disoccupazione all’aver trovato un lavoro).

«I nostri risultati forniscono un’ulteriore evidenza che persuadere le persone a consumare più frutta e verdure non solo fa bene alla loro salute fisica nel lungo termine, ma anche al loro benessere mentale nel breve termine», scrivono gli autori del lavoro.

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Verdure, frutta e cereali integrali potrebbero avere un effetto antidepressivo

Diretta da Laurel Cherian della Rush University Medical Center in Chicago, la ricerca ha confrontato i tassi di depressione tra individui che aderivano fedelmente alla dieta cosiddetta ‘Dietary Approaches to Stop Hypertension’ (DASH), pensata per ridurre il rischio di pressione alta, coinvolgendo in tutto 964 partecipanti. Lo studio prende le mosse dal fatto che i disturbi depressivi sono in genere più frequenti tra persone con problemi cardiovascolari e pressione alta.

Così gli esperti USA hanno pensato di vedere se un’alimentazione protettiva contro l’ipertensione fosse anche protettiva contro la depressione. Gli scienziati hanno valutato il livello con cui ciascun partecipante seguiva scrupolosamente i dettami della dieta DASH che prevede anche un moderato consumo di grassi saturi, prediligendo cibi di origine vegetali e latticini magri.

È emerso che coloro che seguivano più scrupolosamente la dieta DASH avevano un rischio di depressione dell’11% inferiore rispetto a coloro che, al contrario, la seguivano poco e solevano mangiare, piuttosto, sul modello occidentale, con tanti grassi saturi e carne rossa. Significa che una sana alimentazione potrebbe evitare, almeno ad alcune persone, i disturbi depressivi o comunque consentire di ridurre il rischio di dover ricorrere a farmaci antidepressivi, conclude Cherian.

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Ecco un motivo in più perché i ragazzi mangino verdure a foglia verde, in particolare quelle ricche di vitamina k1, come lattuga iceberg, spinaci e cavolo oltre ad esempio all’olio di oliva: la carenza di questa vitamina può comportare problemi soprattutto futuri per il cuore.

Aumenta infatti il rischio di allargamento del ventricolo sinistro (ipertrofia ventricolare) e ciò comporta una maggiore difficoltà a “pompare” il sangue verso il resto del corpo. Il fenomeno è tipicamente associato al cuore degli adulti, quando e’ messo ad esempio a dura prova dalla pressione alta, ma in qualche forma ne soffrono negli Usa il 10% dei ragazzi.

E’ quanto emerge da una ricerca del Medical College of Georgia all’Augusta University, pubblicata sulla rivista The Journal of Nutrition. Gli studiosi hanno preso in esame 766 adolescenti, dai 14 ai 18 anni, osservando che coloro che consumavano meno vitamina k1 avevano un rischio 3,3 volte maggiore di allargamento del ventricolo sinistro. La dimensione complessiva e lo spessore delle pareti del ventricolo sinistro erano già significativamente maggiori rispetto al normale e la quantità di sangue pompato più bassa.

Sebbene siano necessari ulteriori lavori, i risultati dello studio suggeriscono secondo i ricercatori che interventi precoci per assicurare ai giovani adeguati livelli di vitamina K1 potrebbero migliorare lo sviluppo cardiovascolare e ridurre il rischio di malattie future.

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Se i piatti a base di verdure hanno nomi “seduttivi” gli adulti tendono a mangiarne di più, anche se poi la pietanza servita è la stessa.

Il “trucco” per aumentare il consumo è stato scoperto da uno studio della Stanford university pubblicato da Jama Internal Medicine.

L’esperimento si è svolto in una delle caffetterie dell’università, con circa 600 clienti al giorno, durante la stagione autunnale. Ogni giorno lo stesso piatto a base di verdure veniva proposto con un nome “basic”, come ad esempio “carota”, oppure “salutare restrittivo”, come “carote con condimento al limone senza zucchero”, “salutare positivo”, come “carote e limone smart con vitamina C” o “seducente”, come “carote attorcigliate glassate al lime”.

Al termine dell’esperimento si è visto che il nome accattivante portava a un consumo maggiore del 25% rispetto a quello “basic”, maggiore del 41% rispetto a quello “salutare restrittivo” e del 35% rispetto al “salutare positivo”.

La tendenza, spiega lo studio, si è ripetuta per tutte le verdure scelte, dalle “rape dinamite” ai “fagioli frizzanti”. «Il fenomeno si spiega se si pensa alla psicologia della scelta del cibo» scrivono gli autori «gli studi mostrano che quando le persone fanno una scelta sul cibo sono motivate soprattutto dal gusto, e tendono a giudicare le opzioni più salutari come meno gustose».

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