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Il covid 19 non viene trasmesso dalla mamma positiva al neonato durante l’allattamento

Una madre Covid positiva può trasmettere il virus durante l’allattamento? Sono stati appena pubblicati sulla rivista scientifica internazionale Frontiers in Pediatrics i risultati di una ricerca multicentrica tutta italiana su questo tema che rassicura. Coordinata dalla Città della Salute di Torino, si tratta dello studio con la casistica più numerosa finora condotto in Europa e l’unico in cui la ricerca del virus nel latte è stata abbinata alla valutazione clinica dei neonati nel periodo durante l’allattamento: i risultati saranno presentati in anteprima venerdì 2 ottobre al Meeting della European Milk Bank Association.

Sono stati analizzati i campioni di latte di 14 mamme positive al virus dopo il parto, controllando i loro neonati nel primo mese di vita. Il latte è risultato negativo al SARS-CoV-2 in 13 di questi campioni, mentre in un caso è stata identificata per un breve periodo la presenza dell’RNA virale. “Il dato più confortante – spiega una nota della Città della Salute che illustra i risultati – è stato che tutti i neonati, allattati al seno seguendo scrupolosamente le regole raccomandate in questi casi (uso della mascherina, lavaggio appropriato delle mani, pulizia e disinfezione delle superfici e degli oggetti in uso) non hanno mostrato segni di malattia. Anche quattro neonati, le cui mamme si erano ammalate subito dopo il parto, e che erano risultati positivi al virus nei primi giorni, compreso quello con presenza del  virus nel latte materno, si sono tutti negativizzati, in buona salute, nel primo mese di allattamento”.

Lo studio è stato coordinato dalla Neonatologia Universitaria dell’ospedale Sant’Anna della Città della Salute di Torino e dal Laboratorio universitario di Virologia Molecolare del Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche, cui hanno partecipato, oltre alla Neonatologia ospedaliera del Sant’Anna, le Neonatologie degli ospedali Mauriziano e Maria Vittoria di Torino e quelle degli ospedali di Alessandria, Aosta e del San Martino di Genova. Le analisi molecolari sui campioni di latte sono state condotte nei Laboratori ospedalieri di Microbiologia della Città della Salute e dell’ospedale San Luigi Gonzaga.

“Questi risultati – ha commentato Bertino – sono rassicuranti per le mamme e per gli operatori sanitari che si occupano della salute della madre e del bambino. La ricerca supporta anche le recenti raccomandazioni dell’OMS che, nonostante le limitate informazioni finora disponibili, in considerazione di tutti i benefici, anche immunologici, dell’allattamento materno, lo ha recentemente raccomandato anche per le mamme positive”.

“Da diversi anni – ha aggiunto Lembo – stiamo studiando le proprietà antivirali del latte materno ed abbiamo identificato nuovi componenti attivi che potrebbero proteggere il lattante dalle infezioni virali. Anche per questo motivo, salvo poche eccezioni, l’allattamento al seno è una risorsa importante per la salute del neonato.”


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Truffe finanziarie, prodotti sanitari contraffatti, come kit di test illegali o non approvati, trattamenti non testati e presunte cure.

Se i social network hanno avuto, in particolare nelle fasi più difficili dell’emergenza, un ruolo importante di informazione, sono stati anche però al contempo terreno fertile per i raggiri.

Lo rileva una ricerca della University of California San Diego School of Medicine, pubblicata sul Journal of Medical Internet Research Public Health and Surveillance. I ricercatori hanno identificato migliaia di post sui social media in due piattaforme popolari – Twitter e Instagram – legati a truffe finanziarie e possibili merci contraffatte specifiche per coronavirus e trattamenti non approvati; da marzo a maggio 2020 quasi duemila solo negli Usa. T. Mackey, autore principale dello studio, fornisce tre suggerimenti chiave per identificare un post fraudolento o una truffa: 1-Se è troppo bello per essere vero, probabilmente non lo è.

Occorre fare attenzione quando vengono menzionate vendite all’ingrosso o rapide, prezzi economici e verificare affermazioni come l’approvazione della Fda e simili. 2- E’ probabile che sia illegale importare prodotti come i test COVID-19 da un altro paese. 3-Se il venditore sta conducendo affari o una transazione tramite messaggi diretti sui social media o un’altra applicazione di comunicazione non tradizionale, inclusi Skype o WhatsApp, probabilmente ciò che fa non è legittimo.


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Per l’Organizzazione mondiale della sanità l’uso delle mascherine durante l’esercizio fisico può “ridurre la capacità di respirare e favorisce crescita microrganismi col sudore”

Le persone durante l’attività fisica “non devono indossare la mascherina quando si esercitano in quanto le mascherine possono ridurre la capacità di respirare comodamente”.

A dirlo è l’Organizzazione mondiale per la sanità che inoltre precisa come “il sudore può far bagnare la mascherina più rapidamente, il che rende difficile respirare e favorisce la crescita di microrganismi”.

Per questo l’Oms ricorda che la “misura preventiva più importante durante l’esercizio fisico è quella di mantenere una distanza fisica di almeno un metro dagli altri”.


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L’Organizzazione mondiale per la sanità in un aggiornamento sulle domande&risposte in merito all’epidemia chiarisce che l’uso dei guanti non è raccomandato perché può “portare all’autocontaminazione o alla trasmissione ad altri quando si toccano le superfici contaminate e quindi il viso”.

L’OMS non raccomanda l’uso di guanti da parte di persone nella comunità. “L’uso di guanti – si legge in un aggiornamento sulle domande&risposte in merito all’epidemia – può aumentare il rischio di infezione, poiché può portare all’autocontaminazione o alla trasmissione ad altri quando si toccano le superfici contaminate e quindi il viso”.

Pertanto l’Oms raccomanda “oltre al distanziamento fisico l’installazione di stazioni pubbliche di igiene delle mani all’ingresso e all’uscita in luoghi pubblici come supermercati”.

“Migliorando ampiamente le pratiche di igiene delle mani – rileva l’Oms – , i paesi possono aiutare a prevenire la diffusione del virus COVID-19”.


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E ancora, mantenere il distanziamento tra i clienti, rispettare i percorsi obbligati per raggiungere il tavolo o il punto dove consumare,  indossare sempre la mascherina e toglierla solo al momento di consumare, igienizzare spesso le mani. E ai gestori si consiglia di limitare il numero degli accessi, prevedere percorsi separati per l’entrate e l’uscita, eliminare il servizio a buffet e adottare metodi alternativi all’uso del menu.

Al bar o al ristorante, in tempi di Covid-19, è bene seguire alcune regole prima di entrare nel locale, come pure una volta dentro. Fatto salvo il principio che in presenza di sintomi compatibili con Covid-19, è obbligatorio restare a casa, le raccomandazioni per il cittadino, contenute nel Rapporto n. 32 “Indicazioni ad interim sul contenimento del contagio da Sars-Cov -2 e sull’igiene degli alimenti nell’ambito della ristorazione e somministrazione di alimenti”, curato dal Gruppo di lavoro Iss Sanità Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare, si possono così riassumere (vedi qui tutti gli altri Rapporti nel nostro speciale):

Prima di entrare:

– laddove possibile, prenota telefonicamente o tramite app
– nei locali con prodotti d’asporto, privilegia l’ordinazione online o telefonica
– se sei in attesa nel locale, mantieni il distanziamento dagli altri clienti
– quando non possibile, indossa la mascherina

Dentro il locale:

– segui le indicazioni per l’accesso e per i movimenti all’interno, limitando quest’ultimi il più possibile
– mantieni sempre il distanziamento
– rispetta i percorsi obbligati per raggiungere il tavolo o il punto dove consumare
– indossa sempre la mascherina, anche quando ti rivolgi al personale, toglila solo al momento di consumare
– utilizza sempre gli spray o i gel sanificanti per le mani messi a disposizione
– se utilizzi i servizi igienici lavati sempre accuratamente le mani dopo l’uso
– evita l’uso promiscuo di stoviglie, posate e bottiglie
– nei locali con consumazione al banco o prodotti d’asporto, limita la permanenza nel locale allo stretto necessario
– se possibile, evita l’uso del contante.

Nello stesso Rapporto vi sono regole e raccomandazioni anche per i gestori e gli esercenti. Tra le principali quelle di:
– limitare il numero degli accessi ai locali per evitare il sovraffollamento;
– prevedere percorsi separati, quando possibile, per l’entrata e l’uscita dei clienti dal locale;
– far rispettare la distanza di sicurezza tra le persone, anche adottando apposita segnaletica;
– sconsigliare di accettare clienti che utilizzino semi-maschere filtranti munite di valvola (FFP2/FFP3 con valvola di esalazione) che, non fornendo per il loro specifico principio costruttore una barriera all’espirazione, non garantiscono rispetto a situazioni di rischio;
– adottare metodi alternativi all’uso dei menu e della carta dei vini cartacei, per esempio attraverso l’affissione di cartelli o schermi o l’uso di applicativi per smartphone o l’impiego di menu cartacei monouso;
– eliminare le modalità di servizio a buffet ed evitare la somministrazione di antipasti con piatti condivisi, favorendo le monoporzioni.

Inoltre, si spiega ancora nel documento, “premesso che chi, tra il personale accusa sintomi di infezione respiratoria acuta compatibili con Covid-19 (tosse, raffreddore e febbre con temperatura superiore a 37,5°C) deve astenersi dal lavoro, vengono descritte precauzioni e procedure idonee a prevenire la contaminazione dei cibi e delle superfici con cui questi vengono a contatto”.

Gli addetti alle cucine e dunque alla preparazione di cibi devono:
– adottare stringenti misure igieniche quali lavare le mani molto spesso e non toccarsi mai gli occhi, il naso e la bocca e indossare gli occhiali durante la manipolazione di alimenti irritanti (cipolle, peperoncino, ecc.).
– fare sempre riferimento ai cinque punti chiave per alimenti sicuri indicati dall’OMS (adesione alle pratiche igieniche e alle procedure di pulizia, detersione e disinfezione, separazione degli alimenti crudi da quelli cotti, cottura accurata degli alimenti, tenere gli alimenti alla giusta temperatura, utilizzare solo acqua e materie prime sicure);
– garantire un’adeguata sanificazione, con opportuni prodotti di detersione e disinfettanti e con adeguata frequenza, dei locali deputati alla somministrazione e stoccaggio degli alimenti, dei locali di servizio, come pure di tutti gli strumenti e le superfici con cui i cibi vengono a contatto (piani di lavoro, contenitori, stoviglie).

Infine, si sottolinea che per il personale addetto al servizio ai tavoli è “necessario l’uso della mascherina chirurgica per tutto il turno di lavoro e ove possibile, l’utilizzo dei guanti (che sono comunque sempre da utilizzare durante le attività di igienizzazione al termine di ogni servizio al tavolo). Il personale amministrativo e quello addetto alla cassa devono indossare la mascherina chirurgica prevedendo altresì barriere di separazione (es. separatore in plexiglass)”.


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Il giovane, senza precedenti patologie, ridotto in fin di vita dal coronavirus. E’ la prima volta in Europa per un’operazione di questo tipo: negli stessi giorni un intervento analogo anche in Austria. Oggi Francesco è sveglio, collaborante, segue la fisioterapia e viene lentamente svezzato dal respiratore. Ci vorrà ancora del tempo perché possa tornare a una vita il più possibile normale, ma forse il peggio è passato. Ora dovrà seguire una lunga riabilitazione, non tanto per l’infezione da coronavirus (dalla quale ormai è guarito), quanto per i 58 giorni che ha passato bloccato a letto, intubato e assistito dalle macchine.

Francesco ha 18 anni, e li ha compiuti giusto due settimane prima che in Italia esplodesse la Covid-19. La pandemia gli ha cambiato letteralmente la vita: perché anche se era giovane e perfettamente sano, il virus lo ha infettato e gli ha danneggiato irrimediabilmente i polmoni, ‘bruciando’ ogni capacità di respirare normalmente.

A salvarlo è stato un trapianto record effettuato al Policlinico di Milano, con un percorso che prima di oggi era stato tentato solo in Cina, dove la diffusione del coronavirus ha avuto inizio. Il coordinamento operativo è stato assicurato dal Centro nazionale trapianti in sinergia con il Centro regionale trapianti della Lombardia e il Nord Italia transplant program.

Da sano a gravissimo in quattro giorni

La storia la racconta dettagliatamente lo stesso nosocomio milanese in una lunga nota pubblicata oggi. Tutto inizia il 2 marzo scorso, quando Francesco – alto, in buona salute, senza alcuna patologia pregressa – sviluppa una febbre alta. Ci vogliono solo quattro giorni perché precipiti tutto: il 6 marzo viene ricoverato nella terapia intensiva realizzata alla tensostruttura dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano per l’aggravarsi delle sue condizioni, e solo due giorni dopo ha bisogno di essere intubato.

Intanto il virus non smette di fare danni, e compromette i polmoni del ragazzo così tanto che il 23 marzo i medici dell’Unità di Terapia Intensiva cardiochirurgica del San Raffaele lo devono collegare alla macchina ECMO per la circolazione extracorporea. Ma anche questo non basta più, e il virus colpisce ancora più duramente: ormai i suoi polmoni si sono compromessi irrimediabilmente, non si torna più indietro.

A metà aprile arriva il primo barlume di speranza: in un confronto con gli esperti della Chirurgia Toracica e Trapianti di Polmone del Policlinico di Milano, diretti da Mario Nosotti, si decide di tentare un’ultima risorsa, quella di donargli dei polmoni nuovi. Una cosa mai tentata finora, se non in pochi rari casi in Cina (e in un singolo caso a Vienna, eseguito anch’esso la scorsa settimana), e che gli stessi medici definiscono “un salto nel vuoto”.

“Qui, oltre alle competenze tecniche – racconta il professor Nosotti, direttore della Scuola di specializzazione in Chirurgia toracica all’Università degli Studi di Milano – devo sottolineare la caparbietà e il coraggio dei colleghi del San Raffaele che, invece di arrendersi, ci hanno coinvolto in una soluzione mai tentata prima nel mondo occidentale. La nostra esperienza prende spunto da quella del professor Jing-Yu Chen dell’ospedale di Wuxi in Cina, che conosciamo personalmente e con quale abbiamo discusso alcuni aspetti tecnici, dal momento che per ovvi motivi si è trovato a fronteggiare il problema prima di noi”.

Si mette in moto la Rete nazionale trapianti

La strada da percorrere non è affatto semplice: gli ospedali sono impegnati con la pandemia e ogni procedura – anche la più banale – ha bisogno di attenzioni e cautele finora impensabili. Intanto gli esperti del Policlinico mettono in atto la strategia: i chirurghi toracici, insieme ai pneumologi, agli infettivologi, ai rianimatori, agli esperti del Centro Trasfusionale pianificano tutto nei minimi dettagli.

Si mette in moto anche la macchina del Centro nazionale trapianti: l’intervento e le condizioni del paziente passano al vaglio della task force infettivologica che in questo momento ha il delicato compito di “proteggere” il sistema trapianti dal Covid-19 e, dopo la valutazione positiva, il giovane viene inserito in lista d’attesa urgente nazionale: è il 30 aprile.

Da Roma viene immediatamente attivata la ricerca degli organi e pochi giorni dopo sembra esserci un donatore disponibile, ma risulta quasi subito non idoneo. Intanto il ragazzo continua a peggiorare e “le sue riserve – commenta Nosotti – sembravano ormai prossime alla fine”. Ma poco meno di due settimane fa è arrivata la svolta tanto attesa: viene individuato un organo idoneo, donato da una persona deceduta in un’altra Regione e negativa al coronavirus, e viene immediatamente predisposto il prelievo e il trasporto dei polmoni a Milano.

“Nel frattempo – continua Nosotti – i colleghi del San Raffaele affrontavano la delicata fase di trasporto del paziente nella nostra sala operatoria dedicata agli interventi Covid”. Un trapianto è un intervento sempre delicato, ma lo è ancora di più quando tutto il personale della sala operatoria è pesantemente protetto dai dispositivi di protezione contro il virus, tra cui anche dei caschi ventilati, che impacciano i movimenti e affaticano gli esperti in modo importante: “tanto che avevamo programmato un cambio di equipe chirurgica, così come di quella anestesiologica ed infermieristica ad intervalli regolari in modo da permettere ai colleghi di riprendere fiato”.

Intervento perfettamente riuscito

L’intervento è stato complesso anche per i gravi danni provocati dal coronavirus: “I polmoni, infatti, apparivano lignei, estremamente pesanti e in alcune aree del tutto distrutti. E’ stato poi confermato all’esame microscopico un diffuso danno degli alveoli polmonari, ormai impossibilitati a svolgere la loro funzione, con note di estesa fibrosi settale”, spiega ancora il Policlinico.

L’intervento si conclude perfettamente, e dopo circa 12 ore viene scollegata la circolazione extracorporea: “Una cosa non del tutto comune, soprattutto considerando che il paziente era collegato alla ECMO da due mesi”. Nella delicata gestione post-operatoria è stato utilizzato anche il plasma iperimmune.

Oggi Francesco è sveglio, collaborante, segue la fisioterapia e viene lentamente svezzato dal respiratore. Ci vorrà ancora del tempo perché possa tornare a una vita il più possibile normale, ma forse il peggio è passato. Ora dovrà seguire una lunga riabilitazione, non tanto per l’infezione da coronavirus (dalla quale ormai è guarito), quanto per i 58 giorni che ha passato bloccato a letto, intubato e assistito dalle macchine.

“Il nostro Ospedale è tra centri più importanti d’Italia per l’attività trapiantologica, sia come volumi sia come capacità di innovazione – spiega Ezio Belleri, direttore generale del Policlinico di Milano -. Nel 2019 abbiamo fatto ben 34 trapianti di polmone, siamo stati i primi a mettere in campo il ricondizionamento polmonare nel 2011, e il primo prelievo da donatore a cuore non battente nel 2014. Dall’inizio del 2020 abbiamo eseguito già 9 trapianti, di cui 4 durante la pandemia. Crediamo sia importantissimo divulgare la nostra esperienza, sicuri del fatto che possa servire da guida e ispirazione per i tanti casi che la pandemia ha generato. Poter rimediare ai danni polmonari da Covid-19 con il trapianto rappresenta un’opportunità in più per i tanti pazienti che sono stati colpiti duramente da questo coronavirus: è un percorso per nulla semplice, ma abbiamo appena dimostrato che si può portare a termine con successo”.

“Riuscire a compiere quello che appare quasi un miracolo, in piena pandemia – conclude Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia – dimostra ancora una volta l’eccellenza della sanità lombarda. Esprimo a nome della Giunta e di tutti i lombardi le più vive congratulazioni a tutta l’equipe del Policlinico di Milano e al Centro Nazionale Trapianti, per essere stati pionieri di una pratica che potrà essere replicata in tutto il mondo, ma soprattutto per aver ridato la vita a questo giovane paziente, colpito in modo drammatico dal virus. A Francesco l’augurio più grande di tornare presto in forze”.


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Nomi di fantasia come “Transmission Plus Braccialetto multifunzioni ad uso personale anti Covid-19” offerto a 649 euro o “Placchetta IMMUNITARIO” a 220 euro, per oggetti spacciati come “parafarmaci” con effetti anti Covid. Il tutto su un sito web ora attenzionato dall’Agenzia garante per la concorrenza e il mercato che si è mossa in base ad accertamenti svolti d’ufficio e ad una segnalazione del Ministero della Salute.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in via cautelare, ha disposto l’eliminazione dal sito https://www.geolam.info/ di ogni riferimento all’efficacia dei dispositivi “Transmission Plus Braccialetto multifunzioni ad uso personale anti Covid-19”, “Placchetta combinata IMMUNITARIO + PSICHE”, “Placchetta IMMUNITARIO”, “Transmission braccialetto per uso personale”, “Transmission ciondolo per uso personale” e “Combiplus card multifunzione ad uso personale e per ambienti” nella prevenzione e cura del COVID-19.

Con prezzi che arrivavano anche a 649 euro per il “Transmission Plus Braccialetto multifunzioni ad uso personale anti Covid-19”  e a 220 euro per la “placchetta combinata IMMUNITARIO + PSICHE”.

Ne dà notizia una nota dell’Agcm dove si informa inoltre che in base ad accertamenti svolti d’ufficio e ad una segnalazione del Ministero della Salute, è stato anche avviato un procedimento istruttorio nei confronti dell’impresa individuale L.A.M. titolare del sito dove sono pubblicizzati e venduti i suddetti prodotti, definiti ingannevolmente “parafarmaci” e di cui si vantano gli effetti “anti Covid-19”.

Nell’home page vengono descritte, tra l’altro, proprietà che agiscono contro batteri e virus, migliorano il processo respiratorio e rafforzano il sistema immunitario, tramite l’emissione di segnali elettromagnetici opposti a quelli emessi dal COVID-19 e da altri virus e batteri.

L’uso di tali affermazioni, che non hanno alla base alcun processo di sperimentazione e validazione scientifica – spiega la nota dell’Agcm – è stato ritenuto integrare una pratica estremamente grave, tale da rendere indifferibile l’intervento in via d’urgenza dell’Autorità.

E’ stato ritenuto, in particolare, che le modalità di promozione di tali prodotti siano ingannevoli e aggressive, in quanto sfruttano l’alterata capacità di valutazione del consumatore dovuta all’emergenza sanitaria determinata dall’infezione da COVID-19, spiega ancora Agcm.


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Sono otto i siti internet con server all’estero oscurati dai Nas dopo una serie di indagini che hanno permesso di scoprire e bloccare pagine web che offrivano in vendita medicinali per il contrasto del Covid-19, nonostante gli stessi risultassero essere inefficaci o addirittura pericolosi per la salute.

I militari del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute continuano anche la loro opera di ricerca di dispositivi per la protezione individuale irregolari. L’emergenza correlata all’epidemia, infatti, si legge in una nota, “ha fatto fiorire un commercio di mascherine le cui caratteristiche non sono sempre in grado di garantirne l’efficacia contro la trasmissione del virus”. In tale ambito, i Carabinieri del Nas di Roma e di Livorno, hanno sequestrato, nel corso di tre diverse attività ispettive, un totale di circa 17.000 mascherine, denunciando 5 persone all’Autorità Giudiziaria per frode in commercio.


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Considerato un possibile farmaco promettente per il trattamento della Covid-19 e divenuto ancor più popolare dopo l’annuncio del presidente Usa Donald Trump che lo ha utilizzato a scopo preventivo contro il nuovo coronavirus, la corsa dell’antimalarico idrossiclorochina è stata bloccata dall’Organizzazione mondiale della sanità. L’Oms ha infatti annunciato la decisione di sospendere i test sull’uso del medicinale, manifestando preoccupazione per la sicurezza. In una conferenza stampa virtuale il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha precisato che l’organizzazione ha sospeso “temporaneamente” in via precauzionale gli esperimenti clinici sull’uso della idrossiclorochina in corso con i suoi partner in diversi Paesi.

La decisione fa seguito alla pubblicazione venerdì scorso nella rivista Lancet di uno studio secondo il quale il ricorso alla clorochina e ai suoi derivati, come appunto la idrossiclorochina, nel trattamento del Covid-19 è inefficace quando non dannoso.

Vari sono i test in corso su questo antimalarico, ma perplessità sono state espresse di recente anche dal direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) Nicola Magrini: “Sull’efficacia sappiamo poco, sui possibili danni e assenza di sicurezza in alcuni limitati sottogruppi di pazienti siamo abbastanza sicuri”, ha rilevato. La stessa Aifa, pero’, a meta’ maggio ha dato il semaforo verde per il piu’ grande studio italiano tra il personale sanitario, il piu’ esposto a rischio d’infezione, con lo scopo di verificare se il suo uso prima dell’esposizione al coronavirus diminuisca la probabilita’ di ammalarsi.


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Come richiesto da tempo e in più occasioni da Federfarma (Associazione dei Titolari di Farmacia), è ormai ufficiale l’esenzione dell’IVA per la vendita di mascherine e di altri dispositivi medici e di protezione individuale effettuate dal 19 maggio (data di entrata in vigore del decreto) e fino al 31 dicembre 2020. Il via libera è arrivato con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del così detto D.L. “Rilancio” nella tarda serata di martedì. Le mascherine chirurgiche, soggette all’ordinanza sul prezzo imposto, saranno dunque d’ora in poi vendute in farmacia al prezzo di € 0,50 e non più 0,61.

L’esenzione Iva trova però applicazione anche su una serie di altri beni dispensabili nelle farmacie: mascherine Ffp2 e Ffp3; articoli di abbigliamento protettivo per finalità sanitarie quali guanti in lattice, in vinile e in nitrile, visiere e occhiali protettivi, tuta di protezione, calzari e soprascarpe, cuffia copricapo, camici impermeabili, camici chirurgici; termometri; detergenti disinfettanti per mani; dispenser a muro per disinfettanti; soluzione idroalcolica in litri; perossido al 3% in litri; strumentazione per diagnostica per Covid-19; tamponi per analisi cliniche; provette sterili.


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