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L’Ufficio regionale per l’Europa dell’Oms ha pubblicato nuovi dati per il 2017. Il numero più alto di persone colpite è stato segnalato in Romania (5562), Italia (5006) e Ucraina (4767): colpa del calo della copertura vaccinale di routine e di sistemi di sorveglianza delle malattie poco efficaci.

Europa: 304% dei casi di morbillo in più nel 2017, dai 5.273 del 2016 ai 21.315 dello scorso anno. La malattia che ha colpito, appunto, 21.315 persone e causato 35 morti, dopo il minimo storico nell’anno precedente.

E in Italia va peggio con un aumento – dagli 862 casi del 2016 ai 5006 del 2017 – del 481%, il 23% di tutti i casi di morbillo della Regione europea Oms.

L’Ufficio regionale per l’Europa dell’Oms ha pubblicato nuovi dati per il 2017.

“Ogni nuova persona colpita dal morbillo in Europa ci ricorda che i bambini e gli adulti non vaccinati, indipendentemente da dove vivono, rimangono a rischio di contrarre la malattia e di diffonderla ad altri che potrebbero non essere in grado di farsi vaccinare. Oltre 20.000 casi di morbillo e 35 vite perse solo nel 2017 sono una tragedia che non possiamo accettare “, afferma il direttore regionale dell’Oms per l’Europa.

“L’eliminazione di morbillo e rosolia è un obiettivo prioritario a cui tutti i paesi europei si sono impegnati fermamente per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile legati alla salute”, continua Jakab. “Questa battuta d’arresto non può impedire il nostro impegno di liberare i nostri bambini da queste malattie una volta per tutte”.

Grandi epidemie di morbillo colpiscono 1 su 4 paesi europei. L’ondata di casi di morbillo nel 2017 ha incluso quelle che l’Oms definisce “grandi epidemie” (100 o più casi) in 15 dei 53 paesi della Regione.

Il numero più alto di persone colpite è stato segnalato in Romania (5562), Italia (5006) e Ucraina (4767). Questi paesi hanno avuto una serie di eventi negativi negli ultimi anni, come il calo della copertura complessiva delle vaccinazioni di routine, la copertura costantemente bassa tra alcuni gruppi emarginati, interruzioni nell’approvvigionamento di vaccini o sistemi di sorveglianza delle malattie poco efficaci.

Grecia (967), Germania (927), Serbia (702), Tagikistan (649), Francia (520), Federazione russa (408), Belgio (369), Regno Unito (282), Bulgaria (167), Spagna (152), Cecenia (146) e Svizzera (105) hanno registrato ampi focolai, molti dei quali in calo alla fine del 2017.

Le azioni per fermare gli attuali focolai e prevenirne di nuovi si stanno organizzando su vari fronti. Includono la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, l’immunizzazione degli operatori sanitari e di altri adulti particolarmente a rischio, affrontando i problemi nell’accesso e migliorando la pianificazione e la logistica dell’offerta.

I progressi continuano nonostante la ripresa dei casi
Il processo di verifica dell’eliminazione del morbillo e della rosolia per paese, introdotto nel 2012, ha avvicinato la Regione al suo obiettivo di eliminazione di queste patologie.

Ogni anno, la Commissione di verifica regionale indipendente (RVC) esamina i dati dei paesi e le attività di immunizzazione e raccomanda azioni per risolvere le sfide specifiche dei singoli. Alla fine del 2016, 42 dei 53 paesi della regione avevano interrotto la trasmissione endemica del morbillo. Tuttavia, i focolai continueranno a verificarsi fino a quando tutti i bambini e gli adulti suscettibili non saranno protetti.


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Si hanno più vantaggi ripetendo negli anni il vaccino dell’influenza: facendo diventare quello con l’immunizzazione un appuntamento fisso, si riducono infatti la severità del virus e i ricoveri in ospedale.

È quanto emerge da una ricerca guidata dall’Instituto de Salud Pública de Navarra, a Pamplona, in Spagna, pubblicata sulla rivista Canadian Medical Association Journal (CMAJ).

I ricercatori hanno esaminato l’effetto di ripetute vaccinazioni antinfluenzali, in uno studio che ha coinvolto persone over 65 che si sono rivolte a 20 ospedali spagnoli nel 2013/14 e 2014/15. La valutazione dell’efficacia della vaccinazione ha riguardato complessivamente quattro stagioni influenzali. Per lo studio sono stati arruolati rispettivamente 130 pazienti con una forma di influenza severa e altri 598 con una forma non grave, confrontati rispettivamente con altri 333 e 1.493 in qualità di gruppo di controllo.

L’analisi dei dati ha permesso di stabilire che la vaccinazione antinfluenzale ripetuta era doppiamente più efficace nel prevenire la gravità dell’influenza e i suoi effetti nelle persone ricoverate in ospedale per il virus, rispetto a casi non gravi, e che questo effetto si verificava indipendentemente dalla stagione influenzale, dai sottotipi di virus o dall’età del paziente.

“La vaccinazione ripetuta per l’influenza è risultata molto efficace nel prevenire infezioni gravi e fatali causate dall’influenza negli anziani”, scrivono gli autori dello studio.

ANSA


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Nell’autunno-inverno che ci attende saranno dai 12 ai 15 milioni gli italiani costretti a letto dai virus influenzali: da 4 a 5 milioni i casi di influenza vera e propria, 8-10 milioni le sindromi provocate da altri virus respiratori, i cosiddetti virus parainfluenzali.

La previsione è di Fabrizio Pregliasco, virologo e ricercatore del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università di Milano.

Secondo Pregliasco «molto dipenderà dal meteo: se l’inverno dovesse essere lungo e freddo sicuramente si avranno molti più pazienti influenzati. Se al contrario dovesse essere più mite, saranno invece i virus parainfluenzali a esserne avvantaggiati».

Quel che è certo è che «ci sarà un solo virus nuovo in circolazione, il virus “H1N1 A/Michigan”, variante che sostituirà l’H1N1 California. Gli altri saranno gli stessi del 2016/17, cioè l’H3N2 A/Hong Kong e i due virus B/Brisbane e B/Phuket».

ANSA


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Si appoggia innanzitutto sulle farmacie del territorio la campagna predisposta dal ministero della Salute per informare famiglie e opinione pubblica sugli obblighi vaccinali che andranno rispettati dall’avvio della nuova stagione scolastica.

«La farmacia» scrive il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin «rappresenta un canale privilegiato, conosciuto e capillare per contribuire alla diffusione di corrette informazioni in tema di salute e, nel caso specifico, di vaccinazioni. Esprimo quindi il più vivo apprezzamento per l’adesione di Federfarma agli obiettivi del nuovo decreto legge in materia di prevenzione vaccinale e ringrazio sentitamente per il contributo fornito al dicastero».

«Il ministro Lorenzin» scrive dal canto suo il presidente Federfarma Cossolo «chiede alle farmacie italiane di collaborare fattivamente a questa importante campagna di educazione sanitaria. I farmacisti godono della fiducia dei cittadini e possono autorevolmente dare un’informazione corretta combattendo i pregiudizi dettati da ignoranza e insensate paure». Le locandine che saranno esposte, dunque, «costituiscono di per sé preziosi strumenti di informazione, ma sono anche una opportunità per instaurare un dialogo più approfondito con i cittadini sulla utilità e sicurezza dei vaccini e per informare sulle modalità pratiche ed i tempi per effettuare le vaccinazioni».

Le due “infografiche” riassumono le procedure che le famiglie dovranno rispettare per mandare i propri figli a scuola o all’asilo, così come le principali disposizioni del decreto legge sui vaccini.


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Nonostante i no-vax accampati in piazza, la Camera dice sìalla conversione in legge del decreto vaccini accogliendo la richiesta di fiducia presentata dal Governo. E’ l’esito del voto con cui Montecitorio ha licenziato senza modifiche il testo approvato da Palazzo Madama. Passa quindi l’emendamento, introdotto al Senato, che consente di prenotare la profilassi in farmacia, tramite Cup, e scendono a dieci le vaccinazioni obbligatorie per l’assolvimento dell’obbligo scolastico, con esclusione dalla scuola fino ai sei anni in caso di inadempienza oppure sanzioni ai genitori dai sei ai 16.

Soddisfazione da Governo e maggioranza. «E’ come se avessimo dato uno scudo protettivo alle famiglie» ha commentato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin «abbiamo messo in sicurezza questa e le future generazioni, vinceremo la battaglia culturale coinvolgendo i pediatri, i medici, la scuola». «La conversione in legge del decreto vaccini è un passo fondamentale per la politica sanitaria di questo Paese» ha osservato Federico Gelli, responsabile sanità del Pd «dopo oltre 50 giorni di dibattito serrato e aperture verso l’opposizione che hanno portato alla sostanziale modifica del provvedimento, con il via libera definitivo da parte della Camera il Governo mette in sicurezza la salute degli italiani, ed in particolare dei più fragili». «Il dovere di tutti noi è la tutela della salute» ha ricordato Maurizio Lupi, capogruppo di Alternativa popolare «anche la nostra Costituzione dice che la Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della comunità, aggiungendo che si può obbligare il cittadino a un trattamento sanitario fatti salvi i limiti imposti dal rispetto della persona umana».

Le dieci vaccinazioni che diventano obbligatorie, secondo le indicazioni del Calendario allegato al Piano nazionale di prevenzione vaccinale vigente (età 0-16 anni) sono anti-poliomelitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse, anti Haemophilusinfluenzae tipo B, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite e anti-varicella. Per le ultime quattro è prevista una valutazione a tre anni con eventuale eliminazione dell’obbligo.

Non inficiano l’iscrizione a scuola ma saranno offerti gratuitamente (con chiamata dalle Asl) altri quattro vaccini, contro meningococco B, meningococco C, pneumococco e rotavirus. Chi risulta già immunizzato per alcuni dei virus e batteri in elenco potrà procedere alla vaccinazione monocomponente, mentre eventuali esenzioni potranno essere richieste solo in caso di accertato pericolo per la salute, oppure in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate e attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta.

Non potranno essere iscritti agli asili nido e alle scuole dell’infanzia, pubbliche e private, i minori che non si sono sottoposti alle vaccinazioni obbligatorie. Entro 10 giorni, il dirigente scolastico segnala all’Asl le generalità del bambino inadempiente affinché si provveda alla profilassi. In caso di violazione dell’obbligo vaccinale, i genitori sono puniti con una sanzione amministrativa da 100 a 500 euro. In origine la norma prevedeva anche la segnalazione della famiglia al tribunale dei minori per l’eventuale perdita della patria potestà, una misura poi cancellata al Senato.

L’Agenzia del farmaco predisporrà una relazione annuale con i dati degli eventi avversi associabili alla vaccinazione, da trasmettere al ministero della Salute e quindi al Parlamento. Stretta anche sui prezzi dei vaccini: dovranno essere sottoposti alla negoziazione obbligatoria dell’Aifa, che sarà anche parte in giudizio in tutte le controversie riguardanti presunti danni da vaccinazioni e somministrazione di presunti farmaci non oggetto di sperimentazione.

Nasce anche l’Anagrafe nazionale vaccini, nella quale saranno registrati tutti i soggetti vaccinati e da sottoporre a vaccinazione, le dosi e i tempi di somministrazione e gli eventuali effetti indesiderati. Inoltre viene istituita un’Unità di crisi permanente, promossa dal ministero della Salute, per monitorare l’erogazione del servizio e prevenire eventuali criticità. Il dicastero, inoltre, avvierà una campagna straordinaria di sensibilizzazione per la popolazione sull’importanza delle vaccinazioni. Saltato, per assenza di coperture, l’obbligo vaccinale a carico degli operatori sanitari e scolastici; questi, in ogni caso, dovranno comunque presentare ai propri datori un’autocertificazione attestante la propria «situazione vaccinale».


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L’assessore regionale spiega che al momento vi sono scorte per le vaccinazioni routinarie e non si ravvisano problemi di approvvigionamento. Attivo dal 2015 un accordo con i pediatri di famiglia per vaccinare nei loro studi.

“In Toscana siamo pronti per vaccinare tutti i bambini e rispondere alle richieste di chi intende mettersi in regola con il calendario vaccinale. Al momento abbiamo tutte le scorte per fare le vaccinazioni routinarie e non si ravvisano problemi di approvvigionamento. Inoltre nella nostra regione i pediatri sono coinvolti e collaborano fattivamente nelle vaccinazioni dei bambini. Questo ci consentirà di raggiungere in tempi che ci auguriamo brevi un’inversione di tendenza delle coperture vaccinali, che per quasi tutte le vaccinazioni hanno registrato in questi ultimi anni un calo di qualche punto percentuale. Rinnovo quindi l’invito che già altre volte ho rivolto ai genitori a far vaccinare i propri figli”. Lo ha affermato l’assessore regionale al diritto alla salute Stefania Saccardi in una nota che fa il punto sulla situazione delle vaccinazioni in Toscana, alla luce delle novità introdotte dal decreto ministeriale sull’obbligo vaccinale.

Attualmente, ha spiegato l’assessore, in Toscana non ci sono problemi di approvvigionamento dei vaccini e ci sono scorte sufficienti. La Regione ha comunque avviato “una ricognizione tra le aziende sanitarie per organizzarsi di conseguenza e acquistare le quantità necessarie”. E anche il Ministero della Salute si sta attivando per garantire l’approvvigionamento necessario a tutte le regioni.

Quanto al coinvolgimento dei pediatri di famiglia, l’accordo siglato con la Regione risale all’aprile 2015. L’obiettivo, già allora, era anche quello di favorire l’adesione da parte delle famiglie ai programmi vaccinali. I pediatri di famiglia in Toscana sono 430. L’adesione all’accordo è su base volontaria.

Dall’ultimo monitoraggio 2017 effettuato dagli uffici dell’assessorato sulle adesioni all’accordo da parte dei pediatri, risultano i seguenti dati:
– il 46% dei pediatri ha aderito in toto;
– il 36% ha dato un’adesione parziale (l’accordo, infatti, prevede la possibilità di somministrare anche solo alcuni tipi di vaccino)
– il 18% non ha aderito.
Il 50% circa dei pediatri di famiglie esegue tutte le vaccinazioni previste nel primo anno di età.

Negli ultimi anni le vaccinazioni sono calate anche in Toscana, e nessuna vaccinazione raggiunge il livello del 95%, che garantisce l’immunità di gregge. Negli ultimi dieci anni, tutte le vaccinazioni hanno avuto cali percentuali di qualche punto. E “in concomitanza con il calo delle vaccinazioni – evidenzia la Regione -, in Toscana come nelle altre regioni, sono ricomparse malattie che invece stavano scomparendo”.


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In una lettera i coordinatori delle Aggregazioni Funzionali Territoriali dell’Asl Toscana Centro lanciano un appello alla vaccinazioni, dicono sì all’obbligatorietà per l’iscrizione all’asilo e chiedono alla Regione di valutare anche “la possibilità e l’opportunità di rendere obbligatorie le vaccinazioni anche per gli operatori sanitari”.

Appello alla vaccinazione da parte dei 1.163 Medici di Medicina Generale e della continuità assistenziale dell’Azienda USL Toscana centro. Il richiamo all’importanza delle vaccinazioni è contenuto in una lettera a firma dei coordinatori delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), che esprimono preoccupazione per la scarsa adesione alle vaccinazioni da parte degli operatori sanitari e lanciano un appello a favore delle vaccinazioni e di una legge che le renda obbligatorie per l’iscrizione dei bambini ai nidi e alle scuole materne. Ma invitano la Regione a introdurre l’obblico anche per gli operatori sanitari.

Il testo della lettera

Le vaccinazioni sono una misura di medicina preventiva di assoluta importanza e comprovata efficacia. Secondo l’OMS sono seconde soltanto alla potabilizzazione dell’acqua in termini di morti evitate. Purtroppo, all’aumentare delle prove scientifiche di efficacia e di scarsissimo rischio della pratica vaccinale, assistiamo sempre più frequentemente a voci assolutamente ‘fuori dal coro’, che mettono in dubbio l’efficacia di tale pratica o ne millantano presunti effetti collaterali non supportati da alcuna prova scientifica. Tali atteggiamenti mettono a rischio la salute pubblica, causando un preoccupante calo delle coperture vaccinali.

Purtroppo anche alcuni operatori sanitari (medici e non) sembrano in qualche modo aderire a queste correnti di pensiero, assolutamente prive di alcun fondamento scientifico.

I coordinatori di AFT scriventi, visto il loro ruolo di coordinamento clinico nella Medicina Generale, sentono il dovere etico e professionale di raccomandare a tutti gli operatori sanitari, ed in particolare ai medici di medicina generale, di fornire agli utenti una informazione sulla pratica vaccinale corretta e supportata da prove scientifiche.

E’ inoltre importante sottolineare come l’adesione totale degli operatori sanitari al piano vaccinale nazionale e regionale sia un obbligo etico imprescindibile. Infatti, nello specifico caso degli operatori sanitari, la mancata vaccinazione comporta non soltanto un rischio per il singolo e un nocumento nell’immunità di gregge (nei casi in cui questa sia applicabile), ma anche un grave rischio di trasmissione di malattie potenzialmente gravi o addirittura letali alla popolazione fragile con cui gli operatori vengono a contatto, data la peculiarità del loro lavoro.

Gli scriventi esprimono anche il loro parere assolutamente favorevole circa la possibilità di rendere obbligatorie le vaccinazioni per l’iscrizione alle scuole materne e agli asili nido e chiedono alla Regione di valutare la possibilità e l’opportunità di rendere obbligatorie le vaccinazioni anche per gli operatori sanitari.

Riteniamo infine molto utile implementare la formazione e il coinvolgimento dei MMG sulle tematiche vaccinali, magari con un ruolo attivo delle AFT.

Elisabetta Alti AFT Gavinana Firenze
Fausto Amorini AFT Monsummano Lamporecchio Larciano
Sandro Andreotti AFT Montagna Pistoiese
Sergio Baglioni AFT Statuto Vittoria
Barbara Baldini AFT Centro
Giovanni Banchi AFT Mugello Ovest
Franca Bigioli AFT Novoli Piagge
Vittorio Boscherini AFT Greve Impruneta
Luciano Caciagli AFT 6 ex Az. USL 11
Giovanni Castaldo AFT C1 Prato
Stefano Cavaliere AFT A2 Prato
Antonia Daraio AFT Rifredi Castello
Anna Di Natale AFT Lastra a Signa Signa
Francesco Falcini AFT Mugello Ovest
Daniele Francini AFT Pistoia 1
Giancarlo Francini AFT C2 Prato
Giancarlo Guarino AFT Bagno a Ripoli
Arrigo Lombardo AFT Oltrarno Galluzzo
Marino Lupi AFT Fucecchio Cerreto G.
Maria Grazia Mori AFT Valdarno
Mauro Mugnai AFT Gioberti Bellariva Settignano
Alessio Nastruzzi AFT San Jacopino
Giuseppe Paladino AFT Sesto Fiorentino
Alessandro Pescitelli AFT Scandicci
Piero Piazzini AFT Castelfiorentino Montespertoli
Donata Pistocchi AFT Campo di Marte
Giovanni Redegalli AFT San Casciano v.p.,Tavarnelle v.p.,Barberino vde
Francesco Repice AFT Montecatini Terme
Lara Romagnani AFT Pistoia 2
Antonio Romei AFT Talenti Canova
Mauro Ruggeri AFT Prato A1
Giovanni Salvestrini AFT Valdisieve
Angelo Scaduto AFT 4 ex Az. USL 11
Rosanna Sciumbata AFT E Prato
Sabrina Sergio Gori AFT Quarrata Serravalle
Ettore Giustini Saffi AFT Agliana Montale
Caterina Masini AFT Empoli
Luciano Fanciullacci AFT Empoli
Fabrizio Peruzzi AFT Empoli
Stefano Tafi AFT Buggiano Chiesina U. Pescia Uzzano
Maurizio Veloci AFT Campi Bisenzio
Andrea Santini AFT B. Prato Aldo Fani AFT Prato


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I casi complessivi del 2016 sono stati 844, mentre dall’inizio del nuovo anno ad oggi sono stati già segnalati più di 700 casi. La maggior parte dei casi sono stati segnalati da sole quattro Regioni: Piemonte, Lazio, Lombardia e Toscana. Secondo il ministero il fenomeno è in gran parte conseguente al numero crescente di genitori che rifiutano la vaccinazione.

Il Ministero della Salute lancia l’allarme morbillo. Nei primi due mesi e mezzo dell’anno abbiamo infatti quasi raggiunto la quota complessiva dei casi registrati nel 2016 quando in tutto si ebbero 844 casi di morbillo. Da gennaio ad oggi il morbillo ha invece già colpito 700 persone con un incremento, rispetto allo stesso periodo del 2016, di oltre il 230%.

La maggior parte dei casi sono stati segnalati da sole quattro Regioni: Piemonte, Lazio, Lombardia e Toscana. Più della la metà dei casi rientra nella fascia di età 15-39 anni. Sono stati notificati anche diversi casi a trasmissione in ambito sanitario e in operatori sanitari.

“Il morbillo – sottolinea il Ministero – continua a circolare nel nostro Paese a causa della presenza di sacche di popolazione suscettibile, non vaccinata o che non ha completato il ciclo vaccinale a 2 dosi. Ciò è in gran parte dovuto al numero crescente di genitori che rifiutano la vaccinazione, nonostante le evidenze scientifiche consolidate e nonostante i provvedimenti di alcune regioni che tendono a migliorare le coperture, anche interagendo con le famiglie e i genitori”.

“Nonostante il Piano di eliminazione del morbillo sia partito nel 2005 – sottolinea il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin –  e la vaccinazione contro il morbillo sia tra quelle fortemente raccomandate e gratuite, nel 2015 la copertura vaccinale contro il morbillo nei bambini a 24 mesi (coorte 2013) è stata dell’85,3% (con il valore più basso pari al 68% registrato nella PA di Bolzano e quello più alto in Lombardia con il 92,3%), ancora lontana dal 95% che è il valore soglia necessario ad arrestare la circolazione del virus nella popolazione”.

“È ora indispensabile – precisa –  intervenire rapidamente con un impegno e una maggiore responsabilità a tutti i livelli, da parte di tutte le istituzioni e degli operatori sanitari, per rendere questa vaccinazione fruibile, aumentandone l’accettazione e la richiesta da parte della popolazione. Analogamente le amministrazioni regionali e delle aziende sanitarie, così come pediatri e medici di medicina generale devono promuovere una campagna di ulteriore responsabilizzazione da parte dei genitori e delle persone non immuni di tutte le età affinché non rinuncino a questa fondamentale opportunità di prevenire una malattia che può essere anche letale”.

“Il Ministero – conclude –  attiverà ogni possibile procedura per garantire la piena realizzazione degli obiettivi del recente Piano nazionale di prevenzione vaccinale e per riguadagnare rapidamente le coperture vaccinali che si sono abbassate pericolosamente nel corso degli ultimi anni”.


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Tutti gli operatori sanitari – e in particolar modo quelli che lavorano per il Ssn – sono eticamente «obbligati a informare, consigliare e promuovere le vaccinazioni in accordo con le più avanzate evidenze scientifiche». Diffondere informazioni non provate, invece, è «moralmente deprecabile» e «costituisce grave infrazione alla deontologia professionale».

E’ uno dei passaggi più controversi del Piano nazionale vaccini 2017-2019, elaborato dal ministero della Salute e approvato ieri dalle Regioni a braccia aperte.

«E’ una giornata importante» ha commentato il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini «Il tema vaccinazioni è fondamentale per un approccio serio in termini di prevenzione, sia rispetto al riaffacciarsi di patologie che credevamo ormai definitivamente superate, sia rispetto alle coperture necessarie per altre gravi malattie e per le fasce più deboli della popolazione».

Il sì unanime delle Regioni si spiega anche con l’accoglimento della loro richiesta di dare maggiore gradualità al nuovo calendario vaccinale, più esteso del precedente. Non in tutte le Regioni, quindi, sarà subito accessibile la nuova offerta di vaccini introdotta dal Piano: da una parte la profilassi per pneumococco, meningococco, varicella, vaccino anti-Hpv, dall’altra i vaccini (gratuiti per fascia d’età e per categorie a rischio) contro meningococco B e rotavirus, varicella (secondo anno e poi 5-6 anni), Hpv nei maschi 11 enni, Ipv meningo tetravalente, pneumococco e zoster.

Il nuovo calendario, ha assicurato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, sarà operativo in poche settimane: «Bisogna aspettare la pubblicazione in gazzetta» ha detto ieri «da quel momento entra in vigore. Poi ci la sarà circolare che darà indicazioni su come procedere e il riparto del fondo (di 800 milioni, ndr)».

Il Codacons, invece, ha già annunciato ricorso davanti al Tar per quei passaggi del Piano che «aprono la strada a una legge nazionale diretta a rendere la vaccinazione un prerequisito per la frequenza ad asili e scuole».


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E’ partita ufficialmente la stagione dell’influenza: oltre 120mila (127.500) i casi stimati finora in Italia da metà ottobre secondo l’ultimo bollettino settimanale Influnet, elaborato dall’Istituto Superiore di Sanità.

Quarantottomila i casi registrati nell’ultima settimana presa in esame per il monitoraggio, quella dal 31 ottobre al 6 novembre, con i bimbi e ragazzi come fascia più colpita. A questi sono da aggiungere altri 100mila casi a settimana che riguardano le sindromi para-influenzali, causate dai cosiddetti virus “cugini”, ce ne sono 262 tipi. «I sintomi sono gli stessi, è come se fosse un’influenza più lieve, e a volte si manifestano con forme gastro-intestinali, che colpiscono cioè lo stomaco e l’intestino» spiega il virologo e ricercatore del Dipartimento scienze biomediche per la salute dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi.

«Considerato che la stagione influenzale è attesa come più pesante rispetto al solito, è importante vaccinarsi. Questo è il momento giusto. La vaccinazione è un’opportunità per tutti e diventa una raccomandazione importante per i soggetti a rischio (anziani e in genere persone di tutte le età con problemi cardiaci e respiratori cronici)» evidenzia Pregliasco «è consigliata anche alle donne in gravidanza, posponendo magari il primo trimestre, per essere sereni rispetto ad eventuali complicanze che poi si può essere portati ad attribuire al vaccino, non perché ci sia una correlazione effettiva tra le due cose. Anche i bimbi molto piccoli possono essere vaccinati, dai sei mesi in poi sentendo il pediatra».

ANSA


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