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Ecco alcuni consigli per i genitori da parte della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale. Portare con sé tanta acqua, evitare le bevande zuccherate ed i thè preconfezionati, mangiare tanta frutta, evitare pranzi troppo elaborati e difficilmente digeribili. Il presidente Sipps Giuseppe Di Mauro: “Insieme ai cereali ed ad un’adeguata assunzione di acqua, la frutta e la verdura costituiscono le basi della piramide alimentare. Introdurre sempre una quota di calcio”.

L’estate è finalmente arrivata! Anzi, per molti ha già preso il via da alcuni giorni. Soprattutto per i bambini, che si sono messi alle spalle l’anno scolastico e si sono riversati nelle località di mare e di montagna di tutta Italia per godersi le vacanze. Per i piccoli il menu dei mesi di luglio e agosto non prevede solo bagni e passeggiate nei boschi ma anche strappi alla regola sul fronte alimentare. E così non sono pochi i bimbi che rischiano di tornare sui banchi di scuola con qualche chilo di troppo.

Cosa fare, dunque, per trascorrere i mesi estivi all’insegna della sana e corretta alimentazione? E quali, invece, i cibi da evitare? La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale fornisce ai genitori utili consigli su quali alimenti debbano trovare posto in tavola per un corretto sviluppo dei più piccoli.

Questo il decalogo della Sipps

Acqua: Portatene tanta, soprattutto se con voi ci sono bambini, se avete deciso di passare molte ore in spiaggia o fuori casa e se la giornata si presenta calda e umida. L’acqua disseta anche più se in una bottiglia da un litro e mezzo si aggiunge il succo di mezzo limone poiché i sali minerali reintegrano quelli persi con il sudore. Il giorno prima potete mettere nel congelatore alcune bottigliette che serviranno a tenere fredde le bevande nel frigo portatile.

Bevande zuccherate: Meglio evitare l’aranciata o la bibita a base di cola, poiché poco dissetanti per la loro alta concentrazione di zucchero. Inoltre, la caffeina contenuta nelle bibite gusto cola, oltre a non essere indicata per i bambini, può provocare disidratazione, pericolosa per chi vuole trascorrere giornate sotto il sole.

Thé: ‘No’ a quelli confezionati, troppo ricchi di zucchero e, quindi, di calorie. Il thé è un’ottima bevanda che con i suoi flavonoidi ci protegge dai danni dei radicali liberi. Potete prepararlo voi addolcendolo con poco zucchero e tanto succo di limone. C’è anche il thé verde, ricchissimo di antiossidanti e con un gusto così delicato che di solito non ha bisogno di essere zuccherato.

Succhi di frutta: Possono diventare un buono spuntino di emergenza, ma non sono comunque sostituti della frutta, unica con il suo contenuto in fibra e il suo alto potere saziante, o dell’acqua perché, pur contenendo vitamine, sono ricchi di zuccheri che rendono queste bevande poco dissetanti ma iperglicemizzanti. In ogni caso, se proprio dovete usarli, scegliete sempre quelli senza zuccheri aggiunti!

Frutta: Decisamente sì, ottima sia come spuntino che a fine pasto. L’estate ce ne offre moltissima. Ricca di acqua, vitamine, minerali, fibra e fitonutrienti, la frutta non ha controindicazioni.

Pranzo: Evitate piatti elaborati come pasta al forno o timballi, spesso ricchi di grassi che rallentano la digestione e creano sensazione di pesantezza. Un panino può diventare un buon pasto. Scegliete pane fresco e non condito e riempitelo di tanta verdura (pomodori, insalata, verdure grigliate) e qualche fetta di prosciutto o arrosto di tacchino o mozzarella o uovo sodo.

Riso: Un ottimo piatto può essere la classica insalata di riso. Il riso è ricco di amido, un tipo di carboidrato molto digeribile. Usate il riso parboiled che non scuoce e mantiene i chicchi ben separati. Questo vi eviterà di utilizzare molto olio. Potete usare i condimenti già pronti ma all’acqua, oppure verdure fresche come i pomodori.

Verdure: Non è comodo né igienico portarsi da casa verdure cotte o insalate. Una valida alternativa possono essere ortaggi come cetrioli, da sbucciare sul momento, o finocchi. Sono ricchi di acqua e di potassio con pochissime calorie. Ottimi come spuntino o da mangiare durante il pranzo.

Secondi: Se nelle vostre insalate di riso o di pasta avete aggiunto del tonno, o del prosciutto, o del formaggio, avete preparato dei piatti unici, che oltre ai carboidrati forniscono anche proteine. Un secondo sarebbe di troppo. Evitate carne panata fritta come può essere quella confezionata, ma anche quella fatta in casa, poiché troppo ricca di grassi. Anche le frittate sono sconsigliate in spiaggia. Pur essendo comode da portare fuori casa, le uova richiedono infatti una lunga digestione.

Divertimento: Giocate insieme ai vostri figli o fate sì che i vostri piccoli non si annoino. Oltre a nuotare, a fare castelli di sabbia ci sono tanti giochi che si possono fare in spiaggia ma anche in montagna. Dove è possibile si può giocare a pallone o a racchette e, perché no? Una bella partita a bocce non ha mai stancato nessuno!

“La prima regola è mangiare sano, con attenzione soprattutto alla varietà nei tipi di verdure e di pesce, su cui le famiglie italiane sono un po’ carenti, e adottare alcuni accorgimenti, come quello di consumare i pasti in famiglia e coinvolgere i figli nella spesa e nella preparazione dei cibi”. E’ quanto afferma Andrea Vania, Dirigente di I livello e Responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione Pediatrica del Dipartimento di Pediatria di Sapienza Università di Roma. “Il mio consiglio – prosegue l’esperto della Sipps – è quello di coinvolgere i bambini nella spesa, non tanto per consentire loro di comprare le merendine che preferiscono, ma perché siano loro a suggerire di provare un pesce o una verdura che non hanno mai provato. Coinvolgiamoli anche in cucina: questo è un punto importante, che spesso viene dato come indicazione comportamentale anche nel trattamento dell’obesità”.

Gli esperti si soffermano sulla piramide alimentare, modello di corretta distribuzione dei nutrienti nella dieta, anche e soprattutto nel periodo estivo. “Insieme ai cereali ed ad un’adeguata assunzione di acqua – informa Giuseppe Di Mauro, Presidente Sipps -, la frutta e la verdura costituiscono le basi della piramide alimentare. Se ne devono assumere ogni giorno e 2-3 volte al giorno, scegliendo frutta e verdura fresca di stagione che vanno consumate con la buccia, che fornisce fibra, e a pezzi, a morsi perché ciò contribuisce ad aumentare il senso di sazietà. “Ogni giorno – conclude il Presidente Di Mauro – bisogna introdurre una quota di calcio pari a quanto raccomandato per età del bambino, che si ottiene assumendo latte e latticini: dal latte parzialmente scremato allo yogurt naturale con l’aggiunta di frutta fresca, fino ai formaggi freschi”. 


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Almeno tredici tipi di tumore sono favoriti dall’obesità, che gioca un ruolo nel 40% delle diagnosi fatte negli Usa.

Lo afferma un rapporto che il Cdc statunitense ha pubblicato sul proprio bollettino settimanale, che sottolinea come perdere peso diminuisca il rischio.

La ‘lista’ elaborata dal rapporto, elaborato in base ai dati dei registri tumori statunitensi tra il 2005 e il 2014, comprende alcuni tipi di tumore al cervello, il mieloma multiplo, il cancro dell’esofago, quello al seno post menopausa, quello di tiroide, vescica, stomaco, fegato, pancreas, reni, ovaie, utero e colon.

«La notizia che l’obesità e il sovrappeso hanno un effetto sui tumori potrebbe essere sorprendente per molte persone – afferma Anne Schuchat, vicedirettore del Cdc -. La consapevolezza del fenomeno non è ancora diffusa». Nel periodo considerato, scrivono gli autori, i tumori legati all’obesità sono cresciuti del 7%, mentre le diagnosi degli altri sono diminuite del 23%. Di tutti i tumori il 55% di quelli diagnosticati nelle donne e il 24% di quelli degli uomini hanno qualche contributo da sovrappeso e obesità.

ANSA


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La presenza attiva del papa all’interno del nucleo familiare incide positivamente sulla forma del bambino. Ogni attività di cura verso i figli – dalle scelte alimentari all’attività all’aria aperto – corrisponde a una riduzione del 33% delle possibilità che il bambino diventi obeso.

Bimbi in forma? Merito (anche) dei papà che trascorrono con loro molto tempo. Il rapporto tra obesità infantile e cura paterna sembra, dunque, essere inversamente proporzionale. A questa conclusione è giunto uno studio osservazionale USA pubblicato da Obesity. Per lo studio, i ricercatori hanno esaminato quanto spesso i padri hanno partecipato ad attività come la cura, la preparazione dei pasti e lo svago all’aria aperta dei loro bambini.

Gli scienziati hanno anche valutato il peso delle decisioni paterne relative alla nutrizione, alla salute e alla disciplina quando i loro figli erano in un’età compresa tra i 2 e i 4 anni. All’età di 4 anni, i bambini avevano meno probabilità di essere obesi se i loro padri avevano trascorso molto tempo con loro in passeggiate e giochi, rispetto a quelli i cui papà rimanevano con le mani in mano o addirittura passavano poco tempo con i loro piccoli tra il secondo e il quarto anno di vita. Ogni altra cura quotidiana, come l’aiuto per vestirsi, fare il bagno, lavarsi i denti, è stata associata ad una ulteriore riduzione del 33% delle probabilità del bambino di diventare obeso. “Quando anche i padri sono coinvolti, aumenta la quantità di tempo che i due genitori dedicano alla cura dei bambini “, osserva Michelle Wong, della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health in Baltimore, autrice principale dello studio.

Lo studio
Il team di ricerca ricercatori ha esaminato i dati di un gruppo nazionale rappresentativo di circa 10.700 bambini, nati nel 2001. I piccoli sono stati seguiti fino all’età di 6-7 anni. Tutti i padri vivevano a casa con i loro figli in famiglie con due genitori, ma non rivestivano il ruolo di caregivers primari. In media i padri avevano un’attività lavorativa di circa 46 ore alla settimana, rispetto alle circa 18 ore settimanali delle madri. La percentuale di bambini tra i 2 e i 4 anni in sovrappeso è scesa dal 14% all’8% circa. La percentuale di bambini obesi è invece diminuita da circa il 6% al 4%.Circa un quarto dei padri ha messo più tempo a disposizione dei figli per cure e gioco dopo l’inizio della scuola, mentre il 30-40% dei padri lo ha ridotto.

I commenti
“In definitiva, questo studio ci dice che, indipendentemente da quante ore ciascuno dei genitori lavori fuori casa, se i padri sono più coinvolti nella cura dei piccoli, i bambini hanno meno probabilità di diventare obesi”, dice Julie Lumeng , ricercatrice presso University of Michigan CS Mott Children’s Hospital in Ann Arbor, non coinvolta nello studio. “Il coinvolgimento dei padri può avere molti vantaggi per i bambini”, osserva Philip Morgan, ricercatore presso l’Università di Newcastle in Australia, anch’egli non coinvolto nello studio. 
”Quando i padri prendono i bambini e li portano a giocare all’aperto, entrambi sperimentano i benefici dell’attività fisica, riducendo il rischio di obesità. Infatti, muoversi all’aria aperta porta vantaggi in quanto elimina comportamenti poco salutari alternativi come sedersi davanti a uno schermo e/o mangiare alimenti di scarsa qualità”.”I genitori dovrebbero fare squadra per garantire che i bambini abbiano una corretta alimentazione e l’opportunità di muoversi all’aperto e di intraprendere attività fisica”, conclude Stephen Daniels, dell’Università di Colorado School of Medicine di Denver .“Tuttavia è importante sottolineare che un buono stile di vita può essere sviluppato anche nelle famiglie monoparentali. I papà possono essere chiaramente utili, soprattutto nell’ambito dell’attività fisica, ma questo può accadere anche in altri modi con altri adulti che svolgano questo ruolo”.

Fonte: Obesity


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Un sonno regolare e una contenuta esposizione a schermi televisivi consente ai bambini in età prescolare di gestire meglio le emozioni e di non sviluppare obesità nell’età adolescenziale. Si tratta di due fattori indipendenti tra loro, ma entrambi correlati all’incremento di peso osservato a 11 anni di età.

I bambini che vanno a letto sempre alla stessa ora e passano poco tempo davanti agli schermi di tv, tablet e computer hanno minori probabilità di diventare obesi rispetto ai loro coetanei più “trasgressivi”. L’evidenza emerge da un ampio studio britannico che ha preso in considerazione più di 10 mila bambini in età prescolare. “Abbiamo riscontrato che i bambini di tre anni  che si coricavano regolarmente, avevano orari fissi per i pasti e trascorrevano poco tempo davanti a uno schermo, avevano maggiori chance di gestire bene le emozioni”, dice Sarah Anderson, della Ohio State University di Columbus, autrice principale dello studio”.

Sia la mancanza di un orario di coricamento regolare, sia una scarsa capacità di controllo emotivo aumentavano il rischio di sviluppare obesità”, aggiunge Anderson. “Questi due fattori, però, risultavano indipendenti; il legame tra orario di coricamento e obesità non poteva essere spiegato dall’incapacità di un bambino di controllare le sue emozioni”.

Lo studio
I ricercatori hanno analizzato dati relativi a 10.955 bambini nati nel Regno Unito dal 2000 al 2002, raccogliendo informazioni da parte dei genitori sulle routine familiari, comportamento dei bambini all’età di tre anni e misura del peso e dell’altezza a 11 anni. A 11 anni, circa il 6% dei piccoli era obeso. A tre anni il 41% dei soggetti andava a letto sempre alla stessa ora, il 47% mangiava sempre allo stesso orario e il 23% non guardava più di un’ora di televisione o video al giorno. Tutto ciò si correlava a una migliore regolazione emotiva. Su una scala che prevedeva massimo cinque punti, i piccoli in età prescolare presentavano un controllo delle emozioni pari a due ,e ogni calo di un punto all’età di tre anni era associato al 38% in più delle probabilità di obesità a 11 anni. Allo stesso tempo, orari di coricamento non regolari a tre anni risultavano indipendentemente associati all’87% in più delle probabilità di obesità a 11 anni. Meno di un bambino su dieci aveva orari dei pasti irregolari e chi presentava una solida routine in questo senso aveva più probabilità di andare a letto sempre alla stessa ora.

Fonte: International Journal of Obesity 2017


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I ricercatori della Harvard University di Boston hanno verificato il rischio di obesità in relazione al tempo trascorso sia davanti allo schermo della TV che a schermi più piccoli su un campione rappresentativo a livello nazionale di 24.800 bambini e ragazzi dai 9 ai 12 anni. Dai risultati è emerso che l’abitudine di trascorrere almeno 5 ore al giorno alla TV ha aumentato del 78% le probabilità di obesità.

Non è una novità il fatto che trascorrere troppo tempo davanti alla TV possa costituire un fattore di rischio notevole per l’insorgenza di obesità, specie per bambini e ragazzi che, proprio durante le ore trascorse davanti allo schermo, sono propensi a consumare maggiori quantità di cibo spazzatura e di bevande gasate e zuccherate.

Partendo da queste premesse Erica Kenney, che si occupa di salute pubblica presso la Harvard University di Boston, ha voluto verificare il rischio di obesità in relazione al tempo trascorso sia davanti allo schermo della TV che a schermi più piccoli come quelli di pc, tablet, smartphone e console. Kenney e colleghi hanno esaminato i dati di diverse indagini raccolti nel 2013 e nel 2015 relativi ad un campione rappresentativo a livello nazionale di 24.800 bambini e ragazzi dai 9 ai 12 anni.

Per prima cosa i ricercatori hanno evidenziato che il 17% dei ragazzi ha affermato di aver guardato la TV durante la settimana, e il 7,8% hanno dichiarato di aver trascorso davanti alla TV più di 5 ore al giorno. Inoltre, circa 1 su 5 ha detto di aver trascorso almeno cinque ore al giorno durante la settimana davanti a schermi più piccoli. L’indagine richiedeva anche di riportare il proprio peso e l’altezza e i consumi di bevande gasate e zuccherate: più del 25% e circa dei ragazzi e il 20% delle ragazze ha riferito di consumare almeno una bevanda gasata tipo “soda” o altre bevande zuccherate, ogni giorno. E ancora, circa due terzi dei ragazzi e tre quarti delle ragazze partecipanti, hanno dichiarato di non fare attività fisica quotidiana.

E’ emerso complessivamente che il 14% dei ragazzi partecipanti erano obesi. Dopo un aggiustamento per età, sesso, razza ed etnia e di nuovo per l’utilizzo di piccoli schermi, la visione della TV è stato associata a probabilità significativamente più elevate di consumare una o più bevande zuccherate e ad un aumento del rischio di obesità. Contemporaneamente, un tempo maggiore trascorso davanti a schermi più piccoli era indipendentemente legato a maggiori probabilità di dormire meno del dovuto, di bere bevande zuccherate e di maggiore sedentarietà.

Le evidenze
I ricercatori hanno precisato che – nel confronto con i ragazzi che non stavano troppo a lungo davanti al televisore – in questo studio l’abitudine di trascorrere almeno 5 ore al giorno alla TV ha aumentato del 78% le probabilità di obesità. Per quanto riguardava, invece, l’uso quotidiano protratto di altri schermi, si è visto che era legato a un rischio di obesità maggiore del 43%. Kenne, ha sottolineato quanto lo scenario sia cambiato ultimamente, data la grande diffusione più recente dei dispositivi elettronici con schermi più piccoli di quello televisivo.

Fonte: J Pediatr 2016


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Meglio stare attenti al peso in adolescenza. Un indice di massa corporea (Bmi) alto in questa fase della vita può incidere negativamente sulle funzioni cognitive future, anche se poi magari si dimagrisce.

È quanto emerge da uno studio della Hebrew University-Hadassah Braun School of Public Health and Community Medicine, in Israele, pubblicato sulla rivista Journal of Alzheimer’s Disease.

I ricercatori hanno utilizzato dati di peso e altezza di 507 persone monitorate per oltre 33 anni a partire dall’età di 17. Tra i 48 e i 52 anni gli studiosi hanno sottoposto i partecipanti allo studio a una valutazione cognitiva computerizzata, mentre con diversi metodi è stata valutata la posizione socio-economica. «Abbiamo scoperto che un più alto indice di massa corporea nella tarda adolescenza e che continua sul lungo termine prediceva funzioni cognitive peggiori più tardi nella vita- spiega Jeremy Kark, autore principale della ricerca – è importante sottolineare che questo studio dimostra che l’impatto dell’obesità sulle funzioni cognitive nella mezza età può già cominciare nell’adolescenza, indipendentemente dalle variazioni di Bmi nel corso della vita adulta».

Un elemento protettivo sembra rappresentato da un buono status socio-economico dei ragazzi e dall’altezza, che sembra essere associata a migliori funzioni cognitive.

ANSA


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